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Storia

 A parte un breve testo intitolato " Comune di Jonadi Cenni Storici" risalente al 1982 redatto dal defunto sindaco dell'epoca Avv. Antonino Cordopatri (padre dell'attuale Sindaco)  e una recente pubblicazione nel giugno 2000, intitolata: " Alla scoperta di Jonadi" scaturita da un lavoro di ricerca realizzato dal corpo docente e dagli alunni della scuola elementare di Jonadi , non esistono testi di pubblico dominio recante informazioni storiche sul paese.

Certo è, che il paese fu casale di Mileto, del quale ne seguì le vicende.

Appartenne a Ruggero Lauria, ai Sanseverino di Marsico, ai Ruffo di Montalto, ai Sanseverino di Bisignano e ai Silva.

Nel 1807, per volere di  Giuseppe Bonaparte (con decreto francese del 19.01.1807) fu proclamata l'autonomia  "dell'università di Jonadi" facente parte della provincia di Calabria Ultra e distretto di Mileto.

Il primo sindaco fu  Giuseppe Mesiani che durò in carica fino al 31.12.1811.

Una curiosità: all'interno del palazzo comunale, nella stanza del Sindaco, è conservata in una bacheca la  sciarpa   indossata dal 1° sindaco del comune.

Nel 1810 passò a far parte dal distretto di Mileto a quello di Monteleone (l'attuale Vibo Valentia) e nel 1818 prese il nome di "comune di Jonadi".

Nel 1812 dai documenti presenti nell'archivio comunale, risultavi essere due sindaci: Giuseppe Maria Falduti e Gaetano Carlizzi, rispettivamente sindaci il primo di Nao ed il secondo di Jonadi.

Nel 1879 entrò a far parte, nella regione Calabria, della costituita provincia di Catanzaro con la quale rimase sino al 1995, anno in cui passò sotto l'attuale provincia di Vibo Valentia.

I primi cittadini in carica, negli anni compresi tra il 1928 e il 1945 venivano chiamati "podestà" indi  "potestà".

Solo alla fine della seconda guerra mondiale ripresero il titolo di Sindaco.

Fra tutti i sindaci succedutisi delle curiosità:

Taccone Nicola, con ben 28 anni, fu quello che durò in carica più di tutti a cui segue Emanuele Tatangelo con 15 anni e Antonio Falduti con 14 anni.

Invece, Giuseppantonio Carlizzi,  con soli cinque mesi, fu quello che durò in carica meno di tutti, segue Nicola Maria Sigillò con poco più di sei.

Nella storia di Jonadi notevole è stata la presenza di famiglie nobiliari.

A testimonianza di ciò, soprattutto nella parte vecchia di Jonadi, sono la presenza di diversi portali antichi ( 1 ,  2 ,  3 ,  4 ,  5 ,  6 ) e case nobiliari ( 1 ,  2 ,  3 , 4 ).

Numerose sono le chiese presenti nel comune (ben 5 nel capoluogo e 2 nella frazione di Nao) a testimonianza del culto di questa comunità.

 La chiesa Matrice, di Santa Maria Maggiore, di età rinascimentale, conserva un piccolo Ciborio marmoreo scolpito a fogliame e la Resurrezione di Cristo, tela settecentesca dipinta ad olio.

La cinquecentesca chiesa di Santa Maria degli Angeli conserva una Madonna delle Grazie, pala d'altare tardo rinascimentale dipinta ad olio su tela.

Le altre tre chiese del capoluogo sono: Chiesa di San Nicola, l'Addolorata e la chiesa di San Rocco ,  mentre quelle della frazione Nao sono: chiesa della Madonna del Rosario e chiesetta dell'Immacolata.

Completano il quadro i resti di un antico convento del 1595. 

In Jonadi esistono due Confraternite laicali.

La prima è la Confraternita dei Nobili denominata "Stellario" istituita a Roma e successivamente rinominata Confraternita del SS. Sacramento o di San Nicola.

La seconda è denominata  Confraternita di Maria SS. Addolorata .

Tutti gli abitanti del paese che lo desideravano, potevano iscriversi a queste confraternite.

Questi iscritti si chiamavano "fratelli".

L'iscrizione, alla morte di un fratello, gli garantiva un posto nella cappella del cimitero e delle messe commemorative.

In cambio gli iscritti dovevano,  indossando la veste tipica o, come fu aggiunto in un secondo momento, il medaglione della confraternita,  partecipare obbligatoriamente alle processioni del Corpus Domini, del Venerdi Santo e del giorno in cui ricorrevano i festeggiamenti (15 Agosto per San Nicola e 15 Settembre per l'Addolorata).

Altro obbligo era quello di partecipare ai funerali di un fratello morto.

La veste ( Confraternita dell'Addolorata   e  Confraternita di San Nicola ) in genere era costituita da un tunica bianca stretta in vita da un cordone, da una mantellina che variava di colore tra le varie confraternite e un cappuccio.

All'obbligo dell'utilizzo di tale abbigliamento durante le processioni e i funerali, fu aggiunto in un secondo momento la possibilità di indossare solamente una medaglia tenuta al collo da una fascia con i colori della congrega sopra i normali abiti.

Chi non indossava tale veste o mancava per tre volte, senza giustificati motivi, alle processioni obbligatorie, veniva cancellato dalla lista dei fratelli.

Tale assenza veniva chiamata "mancanza".

Qualora l'assenza era giustificata con validi motivi, malattia o impedimento per motivi di lavoro, allora il fratello doveva pagare una somma stabilita per tale "mancanza", mantenendo comunque l'iscrizione.

Attualmente tali usi e costumi, anche se in maniera meno rigida, sono ancora in uso tra le persone di una certa età, mentre, il mondo dei giovani sembra sempre più disinteressarsi alla prosecuzione ed al mantenimento di tutto ciò.
 Nel periodo natalizio, attraverso le caratteristiche viuzze della parte vecchia del paese, si svolge il presepe vivente.

In tale occasione vengono preparati i dolci tipici del periodo, tra cui le gustose "zeppole".

Particolare rilevante, nella rappresentazione di antichi mestieri, è  l'utilizzo di utensili oramai caduti in disuso, come ad esempio "'u tilaru" il telaio su cui le donne fino a tempo fa tessevano scialli e coperte.

Tra i mestieri, oramai non più praticati, raffigurati nella sacra rappresentazione sono da citare: l'arrotino e il cestaio.

La sacra rappresentazione termina con l'arrivo dei Rè Magi alle suggestive  grotte naturali     ( 1 ,  2 ) che si trovano all'inizio del paese in una suggestiva cornice naturalistica nei pressi degli antichi lavatoi pubblici chiamati " funtana vecchja " ( 1 ,  2 ).

In questi lavatoi le donne erano solite recarsi per lavare la propria biancheria.

Fino a qualche decennio fa, venivano lavate in particolar modo lenzuola, coperte, o in genere dei capi molto grandi, mentre più anticamente, poichè non tutti avevano la possibilità di avere l'acqua nella propria casa, le donne lavavano tutta la propria biancheria.

Tale biancheria, una volta lavata veniva stesa ad asciugare sui cespugli circostanti.

Tra le lavandaie, questa circostanza, rappresentava uno dei momenti di socializzazione più importanti poiché, durante l'attesa per l'asciugatura della propria biancheria,  le donne potevano dialogare e conversare fra di loro. 
 
 

Comune di Jonadi

P.VA 00323420794

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